Celebrando il Dantedì – XIII° Canto dell’Inferno – IPSEOA

 giovedì 18 Marzo - 2021
Didattica a Distanza, Eventi
Maria Luisa D'Aiello

Dal VII cerchio: il 2° GIRONE CHE OSPITA I VIOLENTI CONTRO SE STESSI ( I SUICIDI)

In occasione delle celebrazioni dei Settecento anni dalla morte di Dante Alighieri, il nostro Istituto, dietro l’attenta guida e le costanti sollecitazioni della Dirigente Elena Mazzarelli, ha aderito con entusiasmo a tale evento, che culminerà il 25 marzo, data simbolica che gli studiosi individuano come inizio del viaggio ultraterreno del Poeta e per questo indicata come la giornata dedicata al Dantedì.

Il 18 marzo si è tenuto un secondo incontro di formazione, di studio e approfondimento, curato dal professor Angelo Salvione, amante e gran conoscitore del Sommo Poeta.

La docente di lettere Prof.ssa Di Cerbo Caterina ha introdotto i lavori della giornata e ha presentato agli studenti il relatore, autore di racconti selezionati, presidente di Associazioni Culturali, componente di giuria in Concorsi letterari, che nel 2012 è stato riconosciuto Ambasciatore della Cultura dalla Biblioteca del Sannio.

Il Prof. Angelo Salvione, con un linguaggio chiaro e coinvolgente, ha fatto un excursus mitologico e storico passando in rassegna alcuni personaggi che si sono macchiati del peccato del suicidio, ponendo l’attenzione su Pier Della Vigna, giurista originario di Capua e fedele notaio alla corte dell’imperatore Federico II di Svevia, suicidatosi per non aver tollerato l’accusa e l’invidia dei cortigiani.

Il poeta lo incontra nel XXXI canto: Virgilio invita Dante a strappare un ramo da uno degli alberi della terrificante selva in cui sono entrati, cosa che provoca la fuoriuscita di sangue e i lamenti del dannato. Questi, allora, si presenta come il potente ministro dell’imperatore, caduto in disgrazia a causa dell’invidia dei cortigiani e per questo ingiustamente accusato di tradimento. Pier della Vigna dichiara la propria innocenza, pregando Dante di riabilitare la sua persona nel mondo.

Inoltre illustra a Virgilio in che modo le anime dei suicidi si leghino agli alberi della selva e che, il giorno del Giudizio Universale, essi non si rivestiranno del proprio corpo che rimarrà appeso all’albero in cui l’anima è imprigionata.

Il discorso del personaggio è un esempio di stile alto e solenne, pieno di raffinatezze e ricercatezze.

Il prof. Salvione spiega come le anime dei suicidi si trasformino in piante selvatiche e cespugli neri abitati dalle arpie che nella mitologia greca rappresentano creature mostruose con viso di donna e corpo di uccello. Questo girone è ambientato in un bosco fitto, buio e terrificante; nel sottofondo vi sono continui lamenti che provengono dalle anime dei dannati imprigionate nei cespugli. Proprio da uno di essi esce l’anima di Pier Della Vigna, uno dei poeti della scuola siciliana a cui Dante dedica gran parte del canto.

Il professore fa riflettere sul sentimento di vergogna e della conseguente debolezza che porta al suicidio pur di non affrontare a viso aperto chi lo ha giudicato; da qui viene fuori quella fragilità provata oggi soprattutto dalle nuove generazioni che porta, in alcuni casi, a gesti estremi.

il meeting si conclude con un una serie di quesiti degli alunni delle terze classi, ai quali il professore risponde in maniera ampia e concreta soddisfacendo le numerose curiosità emerse.

Al termine dell’incontro, è intervenuta la DS Elena Mazzarelli, ringraziando i partecipanti tutti per la riuscita dell’evento, occasione di formazione per gli studenti dell’IIS Faicchio-Castelvenere.

Prof.sse Conti Patrizia e D’Aiello Marilisa